|
Mistica dell’anima
Non ogni rapporto con la natura è da valutare come individuazione di una visione mistica del mondo, né ogni rilevazione del soprannaturale può considerarsi conseguenza di un rapporto diretto e individuale. Accade, e nel caso di Pietro Archis molto spesso, che la semplice acquisizione del linguaggio della natura, filtrato da una coscienza pervasa da una logica non sempre irrazionale ma certamente fantastica e surreale, diventi un’onda che invade l’anima e rende mistica ogni sua esclamazione. A confermare tale giudizio è l’ambiente nel quale gravita l’artista, le montagne di Bolzano, le sue colorazioni, le sue forme, la natura che lo riveste e ne “altera” (in senso mistico, appunto) il sentimento preposto alla sua rappresentazione. L’arte di Pietro Archis raggruppa ed indaga le presenze che popolano l’inconscio; è un mezzo che permette di “visualizzare” ciò che di arcano muove i nostri sogni o fa rabbrividire al cospetto di un rumore inaspettato o alla percezione di un insieme di arbusti sul finire del giorno. E può accadere di sentire nel silenzio della sera un suono o rumore inesistente che non ha nulla in comune con quanto oggettivamente rilevano i nostri sensi ma che tuttavia induce ad una maggiore attenzione: una nota non facilmente definibile, un dialogare che trascende le nostre percezioni, un’immagine che non ha luogo nella memoria, un colore non compreso all’interno dello spettro solare. Commistione di elementi, ma anche di sensazioni, di emozioni e di paure, di sogno e di realtà si concatenano per imporre uno sforzo perché il nostro essere partecipi a quanto appare uscire dalla consuete categorie conoscitive. L’anima dell’uomo, seppure lontana da ogni possibile rapporto col trascendente, è piuttosto sensibile a ciò che appartiene alla propria sfera. E le visioni di Archis sono la materializzazione di tali intime sensazioni, la conseguenza di un rapporto dialogico tra uomo e natura. Muoversi all’interno dell’opera è, perciò, come muoversi in presenza dell’artista tra i fitti sentieri che da Bolzano si inerpicano sino a disperdersi alla vista. Là, in quei luoghi apparentemente solitari, ma dal forte impatto visivo al mutare della luce, Archis riceve la sua “unzione spirituale” e da artista si trasforma in “sciamano” dall’oscuro destino. Ma le sue magie non sono atteggiamenti fantastici che la logica stenta ad accettare ma “nutrimento” che soddisfa i bisogni interiori. L’arte di Archis è proprio un alimento, tanto necessario quanto ricco di implicazioni culturali. Non sostentarsi equivale a non comprendere il Mistero dell’Aurora, a non rilevare il Dominio delle potenze che adombrano l’inconscio e rendono inquieta l’esistenza. Porre tali forze sul piano dell’essere è come avere un Occhio della notte sensibile alle delicate modulazioni che trasformano un’ombra in una immagine surreale. Ma se vogliamo, tutta l’arte di Archis è un repertorio onirico al cui interno è però possibile distinguere il respiro dell’anima e la bellezza del creato, anche di quella parte solo sognata. Non a caso l’opera si pone davanti all’osservatore come fonte di dialogo, sia dal punto di vista testuale che visivo. All’artista preme rilevare che il dialogo non può esaurirsi con la semplice presentazione dell’immagine, per tale ragione coniuga al soggetto un testo di per sé insignificante ma necessario. Non è, infatti, il senso nascosto a smuovere l’interesse così come non è la semplice forma a trattenere l’osservatore, ma la dinamica che sta alla base della comunicazione: l’immagine, seppure appartenente ad un repertorio “visionario”, conserva un contenuto che il fruitore è chiamato a registrare nello stesso modo di un testo verbale. E non importa se accoglie solo una parte dell’intero messaggio, quello che ha valore è che penetri il senso e ne rilevi le emozioni. L’arte è un fenomeno dai complessi significati, ognuno in balia dei fruitori: quello che portano via, poco o molto che sia, arricchisce spiritualmente e culturalmente. Sostare davanti all’opera è, dunque, il mezzo perché gli enigmi che hanno scosso l’artista davanti al fenomeno della vita possano smuovere le corde del sentimento dell’osservatore. I Misteri di Archis, i suoi Laghi d’argento, le sue percezioni sono momenti ineluttabili di un uomo che vive dall’interno la natura e ne afferra le potenze che la alimentano e la rendano ineguagliabile. Ed è incomparabile l’arte di Archis non solo per i soggetti ma anche per la qualità del manufatto pittorico; per la particolare capacità organizzativa del piano spaziale ma anche per il modo di rendere visibile l’invisibile. Ci si potrebbe intimidire di fronte a delle immagini che dell’uomo conservano alcuni dati alterati, eppure, superato il primo impatto, l’opera coercisce a tal punto da renderci complice della sua stessa definizione. Sentiamo che qualcosa dentro di noi si muove, chiede nuove rivelazioni, si pone all’esterno e ci avvolge nel suo respiro. Se non fosse per il tempo, sosterremmo all’infinito perché il “mistico” sentimento che ha invaso primariamente Archis ha trovato un luogo anche in noi, e di questo desideriamo assetarci.
Perugia, febbraio 2007
Luciano Cancelloni L’ARTE FRA MITO E REALTA’ Il mito, la leggenda, hanno accompagnato l’uomo fin dalla sua apparizione sulla terra, divenendone componente costitutiva per la sua stessa esistenza. L’artista PIETRO ARCHIS, con la sua pittura si fa cantore e prosecutore di saghe, leggende e fiabe ambientate tra i monti da lui abitati. Accostarsi ai lavori dell’artista è come entrare in un mondo surreale, parallelo a quello che ci è dato a conoscere, nella sua poetica c’è un universo, a volte onirico, oltre immaginifico, sospeso tra il reale e l’irreale, dove la demarcazione è fluttuante, senza mai giungere ad una vera rappresentazione che ne delimita il confine, è in questa sospensione palpitante che, trovarsi al cospetto delle sue opere, se ne viene attratti e ammaliati. Osservare le sue opere obbliga ad una lettura itinerario, alcuni dipinti sono vere e proprie leggende narrate con fraseggio simbolico e mitiche allegorie. I colori, prevalentemente scuri e freddi efficaci nella loro intelligibilità espressiva, che nel modo di rappresentarsi diventano locuzioni, con una grammatica fatta di masse e forme materiche, con una sintassi espositiva da creare trasparenze e forze cinetiche. Archis è uomo del nord, vive tra le montagne e paesaggi fatti di boschi e altopiani, ruscelli che si snodano tra le valli con acque limpide e gorgoglianti e nel loro definire fanno da colonna sonora al suo vagabondare, traendo forze ispiratici per le sue creazioni. E’ da questa amena scenografica che l’artista esprime il suo carattere forte, a volte da sembrare scontroso, ma capace di manifestare tutta la sua sensibilità e il suo modo di filosofeggiare, è questo il tratto del suo stilema. Oltre alle montagne, nei suoi dipinti è presente l’acqua, elementi antimonici, ma soltanto in apparenza, a dimostrare la complessità e la complementarietà nel suo fare arte. La sua formazione artistica combattuta tra compattezza granitica delle montagne e le fluidità e penetrabilità dell’elemento liquido come simbolo di fecondità e purezza, in molti lavori è presente la donna, donna che è madre, amica, amante ma pur sempre generatrice di vita e amore, avvolta dall’acqua a simboleggiare il liquido ammiotico. Nello spleen dell’artista è palesemente espresso un atteggiamento narcisistico, non nella valenza semantica, ma come energia lipidica del proprio io proiettato sull’immagine femminile. In Archis Pietro troviamo il nuovo Ulisse; il primo, navigare per mari e terre lontane, mentre il nostro viaggio con un moderno camper, in perenne compagnia del suo argo; gli ostacoli dell’odierno, in quanto uomo contemporaneo si disvelano tra le angosce esistenziali e la complessità della vita moderna. La poetica, nella sua arte, è marcatamente impregnata di un sereno misticismo panteistico e di motivi ancestrali. L’accesa manualità materia è priva di esagerazioni formaliste, la sua è una figurazione essenzialmente epifanica. Pur collocate nelle forzate dimensioni dei supporti, i suoi personaggi sembrano voler uscire ad unirsi all’osservatore e creare un rapporto dialogante, tanto che il sogno e la leggenda ne diventi realtà. Pietro Archis, artista non più giovanissimo, con un significativo passato nel mondo dell’arte figurativa di vocazione espressionista, capace di regalarci nuovi ed originali lavori, usciti dal suo caleidoscopico magico mondo.
(Extract from the catalogne “Armonie”, autumn 2005)
...Pietro Archis is an artist whom the relation with nature emanate from each stroke of the brush and whom the chromatics tonalities reveal himself as the companion of the diffused light, almost twilight, without violence nor contrast that could bring to excitement or disturb the peace of the mind. A person apparently shy, with a sensitivity, thought, that confuse the curious people which would like to let out the meaning of any hidden fact, of any torment or enthousiasm of the human being's soul:nothing is in fact more unthinkable that bringing to light the irremovable meaning of wait. Archis, notwithstanding the grandeur of his painting is impenetrable to the sunbeams like the deepest forest and when we believe to have found the right path, we find ourselves in front of a ravine or a river with impossible issues. At this point, it is better to give up, waiting for a better day to give it another try: this is the only way to get in the artist's world. We can make it after a long wait, after having separated a sign from another, a stroke from another, a sound from another. We go further after our eyes are getting used to the penumbra, taking the silence as a sweet melody, having beated the fear of the murmuring of the leaves, following the monbeams as the right way to the real meaning of the artwork, taking the shapes of ancient meaning of being, then, like a dazzle, the space shows all of a sudden an inexpressible modesty and the pictures flowers like a dream came from inside. The canvass which restricts the scene becomes then infinite, being a part of an overall picture which as been breaking apart to be offered to the eye of the time, piece after piece. Only at this moment, when we think we got lost, every become clear. The director Pietro Archis shows us the isolation of his mountains. He is amaizing with his silence made of shapes which pullulate of life and sounds that an ear not properly trained to the perpection of the melody of a swarm of bees find hard to record. Archis is an artist very connected to the earth. Archis is the writer whom, with strokes of brush can tell you the best of the story of life:detail of a story, the artwork shows the nature personifie by human being, women who like trunks of age-old trees twists, bustle around, and open themselves to kiss ths universe. From the shadow they rebound to the light which shapes the pictures making it similarto a tangling of strengths, a strong painting like could be the one of Signorelli, shaded of a mystic meaning of loneliness which find in the representation of the women with is nature close to mothernature his best expression. From this paradoxical motion of energy, from this implacable instinct which moves the shapes, building then changing them comes out the arcane which gives to the artworks numerous meanings: in one hand, the religious aspect which requests the participation, in the other hand the wears of plans, result ot a situation of decomposition.
(Extrait du catalogne “Armonie” Gubbio, automne 2005)
...Pietro Archis est un artiste dont le rapport avec le nature émane de chaque trait de pinceau et dont les tonalités chromatiques le révèlent comme compagnon de la lumière diffuse, presque crépusculaire, privée de violence et de contrastes qui peuvent éveiller l'agitation ou déranger le calme. Un personnage en apparence réservé, dont la sensibilité,cependant, trouble les curieux qui voudraient révéler la raison de chaque donnée dissimulée,de chaque tourment ou enthousiasme de l'âme humaine : rien de plus impensable que de porter à la lumière l'inamovible sens de l'attente. Archis, nonobstant la majesté de sa peinture est impénétrable comme le sous-bois le plus dru à la lumière du soleil et lorsqu'on croit avoir trouvé le juste sentier, nous voila devant un ravin ou à un itinéraire aux embouchures impossibles. A ce point, mieux vaut s'arrêter, attendre un autre jour pour s'y risquer de nouveau : c'est la seule facon de rentrer dans le monde de l'artiste. On y arrive après une longue attente, après avoir séparé un signe de l'autre, un trait de l'autre, un son de l'autre. On progresse aprés que l'oeil se soit habitué à la pénombre, accueillant le silence comme une douce mélodie, ayant vaincu la peur du bruissement des feuilles, suivant le rayon de lune comme parcours déchiffrable de l'oeuvre, révêtant les formes de l'antique sens de l'être, alors, comme un éblouissement, l'espace se revêt d'une indiscible pudeur et les images fleurissent comme d'un rêve percu de l'intérieur. Le support qui limite la scène devient donc infini, s'intègre comme partie d'un ensemble qui a été séparé par nécessité pour être offert à l'oeil du temps, photogramme après photogramme. Seulement à ce moment, quand nous pensons nous être perdus, tout se montre comme partie d'un unique ensemble.Le metteur en scène, Pietro Archis, et l'isolement de ses montagnes. Il étourdit avec son silence fait de formes qui pullulent de vie et de sons que l'oreille, non exercée aux mélodies d'un essaim d'insectes, à difficulté à enregistrer. Archis est un artiste lié à la terre. Archis est l'écrivain qui, avec des traits de peinture sait offrir le meilleur du roman de la vie : détail d'une histoire, l'oeuvre montre la nature comme personnifiée par les êtres humains, de femmes qui comme des troncs d'arbres centennaires se tourmentent, s'agitent et s'ouvrent pour embrasser l'univers. De l'ombre, rebondissent vers la lumière qui modelle les images et les rends similaires à un enchevêtrement de forces, une peinture vigoureuse, comme pourrait être celle de Signorelli, ombragée d'un sens mystique de solitude qui trouve dans la représentation de la femme par sa nature proche de mère nature, son expression maximale. De ce mouvement paradoxal d'énergies, de cet implacable instinct qui agite les formes, qui modelle et déforme, se dégage l'arcane qui revet l'oeuvre d'un message multiple: d'une part l'aspect religieux qui requiert la participation et de l'autre l'usure des plans conséquence d'une situation de décomposition.
(Auszug aus dem Katalog “Armonie” Gubbio, Herbst 2005)
...Pietro Archis ist ein Künstler, dessen Pinselstriche seine sentimentale Verbindung zur Natur ausdrücken; seine Farbnuancen zeichnen ihn als Freund des bedeckten Lichtes aus, beinahe abendlich, frei von Schärfe oder wuchtigen Kontrasten, die die Ruhe stören könnten. Eine augenscheinlich scheue Person; seine Sanftheit jedoch verblüfft Neugierige oder jene, die das Geheimnis des Verborgenen, aller Regungen oder Entusiasmus der menschlichen Seele lüften wollten: nichts scheint undenkbarer, als diese eindringliche Erwartungshaltung ans Licht zu bringen. Archis ist trotz der Erhabenheit seiner Malerei undurchschaubar wie ein Wald bei Sonnenuntergang. Wenn wir glauben, den rechten Weg gefunden zu haben, so stehen wir in Wahrheit vor einem tiefen Abgrund oder einem ausweglosen Irrgarten. Sobald das geschieht, ist es besser innezuhalten und einen helleren Tag abzuwarten. Dies ist der einzige Weg um in die Welt des Künstlers zu gelangen. Nach angem Abwarten erlangen wir den ersehnten Zugang, nachdem wir die einzelnen Pinselstriche voneinander getrennt haben, ein Zeichen vom anderen, einen Ton vom nächsten. Wir gehen dahin, nachdem sich unser Auge an die Dämmerung gewöhnt hat, die Stille wie eine süße Melodie in uns tragend, die Angst vor rauschenden Blättern überwunden, vom Mondschein als Wegweiser der Bilder begleitet, der die Formen des Ursinns des Lebens einkleidet. Dann wird der Raum wie mit einem Lichtstrahl von unbeschreiblicher Sanftheit erfüllt und die Bilder entfliehen wie von einem Traum getragen. Die Grenzen der erzählenden Unterlage werden ins Unendliche versetzt und beziehen somit einen Teil des Ganzen mit ein; ein Teil der entnommen wurde um dem Auge der Zeit vorgelegt zu werden, ein Bild nach dem anderen. Und erst dann, wenn wir meinen uns verirrt zu haben, zeigt sich alles wieder als eine Einheit. Von der Einsamkeit seines Berges aus betäubt der Regisseur Pietro Archis mit Stille; sie wird mit Formen überschäumenden Lebens errichtet und mit Lauten, die ein Ohr, welches im Lauschen von Insektenschwärmen nicht geübt ist, nur mit enormer Anstrengung zu hören vermag. Archis ist ein bodenständiger Künstler; er ist ein Schriftsteller, der mit weichen Pinselstrichen nur das Beste aus dem Roman über das Leben bietet: eine besondere Geschichte, das Werk zeigt die Natur, wie menschgewordene Wesen, wie Frauen, die sich wie uralte Baumstämme aneinanderschmiegen, sie regen sich gen Himmel, um das Universum zu umarmen. Von der Dunkelheit wenden sie sich dem Licht zu, welches den Bildern Form gibt und sie einem Kraftgewirr gleichen läßt. Eine energische Malerei, wie jene von Signorelli, von einer mystischen Einsamkeit überschattet, die in der Gestalt einer Frau, von Natur aus eine mutternahe Figur, ihren höchsten Ausdruck erreicht. Von diesem paradoxen Energiefluss, von diesem unerbitterlichem Instinkt, der Formen schwekt, der modelliert und deformiert, entspringt das Geheimnis, welches das Werk mit einer Veilzahl an Botschaften ausstattet: einerseits flößt der religiöse Aspekt Sicherheit ein, andererseits steht die Zerrüttung der Ebenen als Folge von einer Situation des Verfalles.
FRANCO VERDI (Giovanni Francesco Silvano) A Pietro Archis Vivere in poesia, pietre come quadri, quadri come parole Agosto 2000
Archis architrave pietra, fai immaginare l'attimo in cui incontro Dio fai amare la pittura che da fiducia fai gurdagnare la fede. Archis architrave pietra, di materia di studio d'anima e di corpo glorioso evochi modelli e stampi, rappresenti l'evocazione colori sul colore, sottrai aggiungendo. Archis architrave pietra, poni così le tue tende dentro l'immagine comprimi la realtà in quella che subiamo noi stessi per il semplice fatto di stare al mondo. Archis architrave pietra, coscienza, pressatura, equilibrio di memorie di leggi, procedi antiquato e sei nuovo di bucato, dondoli nel linguaggio dondolante. Archis architrave pietra, non sacrifichi mai la parola ai temini espungi il bla bla sgradevole centellini il bla bla che si fa. Archis architrave pietra, ti giri, t'anfani, t'avvolpacchi, citi il citato Interpoli l'intrepolato, del senno di poi ne sono piene ripiene le fosse dici ai gracidatori. Archis architrave pietra le bestialità d'arte sono bestialità peggio di altre contradictio in terminis, colori e forme formi le forme con l'amore. Archis architrave pietra, vittime e carnefici riprendono fiato e vita alle parole ironiche di Paolo. dov'e', morte la tua volonta'? dov'è, morte il tuo pungiglione? Archis architrave pietra, riprendi i segni paolini contro la storia osservata contro il pessimismo programmato contro la morale dominante ritrovi i segni della primavera nel cuore libero di un inverno corto. Archis architarve pietra, copri l'una sull'altra le lenzuola della vita, dà i suoni ai significati e i significati ai suoni dona una missione al disegno italiano scolorato. Archis architrave pietra, con Muse ed Apollo le tue lenzuola coprono il corpus statuario di Bolzània cercano un'anima ch àggreghi il fico d'inferno. Archis architrave pietra, hai il seno cui succhiare con vaste mammelle l'anatomico segnale, la fonte in quanto tale i testi si riuniscono alle teste. Archis architrave pietra, I fogli incollati e strappati, piccoli fogli cadon come foglie secche su altri fogli ingrommati che si decantano in giorni diseguali.
Emidio De Albentììs,
Estratto dal catalogo “Inventario di colori” della mostra del Patrimonio artistico della Provincia di Perugia alla Rocca Paolina realizzata nell’agosto 2001- (vedi dipinto “Il portone in basso a sinistra a pag... )
Nella proposta estetica del bellunese Pietro Archis (1951) è possibile riconoscere l’onda lunga della rivoluzione espressiva che ha preso le mosse dal clima informale per poi approdare a climi assai diversi: in questo suo lavoro del 1989, un complesso ed intrigante collage polimaterico su tela, si respira ancora, di quella lontana generazione, il gusto per un impostazione cromatica pervasa da toni cupi, carichi di intrinseca drammatica: ma l’opera vive però soprattutto della facoltà combinatoria data dal palinsesto formato dall’accostamento di disparati frammenti di linguaggi artistici nati in diversi momenti, quasi sempre recuperati da un passato che finisce sempre con l’incombere sul presente: è il caso dei fogli contenenti disegni infantili o da altri che si richiamano al disegno accademico o di altri ancora che sembrano presentare a progetti a cui l’artista non sa se darà corso o meno. Un’atmosfera, sottilmente pop, dunque, vicina, pur nella sua autonomia, anche a certe esperienze della Scuola Romana degli anni ’80 (di Bruno Ceccobelli in particolare), ma nel tempo stesso esito di quella libertà formale che si avviò in Italia nel clima artisticamente fecondo del secondo dopoguerra.
Alessandro Antonini, ( Perugia 2002)
...Il bellunese Archis vanta più di tren’tanni di riconosciuta ed apprezzata attività pittorica: le sue opere a metà tra l’astrattismo metafisico e il concettuale, con la situazione in sede d’opera di simbologie idealtipiche quali ad esempio ”l’egodisco”, fanno si che la sua pittorica sorga e assurga a uno stile e un taglio tecnico-artistico tutti personali. Originali. le frasi scritte in calce, al di sotto del disegno, sono il corollario verbale e discorsivo, mai verboso, sempre unico e singolare come l’opera, cioè poetico, della produzione visiva. L’intimismo indecifrabile, non emretico ma ineffabile, è ben espresso nelle parole di Lillo Marciano: “…Archis non si è mai chiesto chi lo capisse e non lo capisse e questo atteggiamento lo rende per scelta n sopravvissuto della massificazione violenta”.
Massimo Duranti Estratto del “Corriere dell'Umbria”.
Gli “Egodischi” sono un'invenzione simbolico-concettuale per catalizzare la rilevazione di una condizione umana, ma possono anche accompagnare e valorizzare oggetti inanimati. Devono necessariamente essere attivati con una ritualità che sconfina nel magico e nell'esoterico. Provocano così visioni deformate ma rivelatrici, avvolte in atmosfere dai colori psichedelici. Ogni rappresentazione dell'Egodisco e delle sue realizzazioni va annotata in calce come un cartiglio. E' quanto si evince, traslando in termini di lettura estetica, da una sorta di manifesto che Pietro Archis ha redatto recentemente in occasione di una sua mostra personale a Perugia, alla Ipso Art Gallery. Le immagini degli “Egodischi” sono quelle figurative del suo tradizionale repertorio, ma più deformate, quasi diafane, fluttuanti in una dimensione sensoriale e immerse in una luce prevalente sulle tonalità del blù e del grigio. Nudi femminili, volti di saggi e attori, metamorfosi raggelanti costituiscono l'intrigante repertorio dei protagonisti di questa stagione pittorica, ma rimane intatta la poliedricità espressiva di questo artista, che ha anche esposto carte con interventi monocromi a spray, collage a molti strati, che forniscono corrugate plasticità a composizioni architettoniche, ed anche polimaterici con inserti di pietra o di piccole sculture e, infine incastri e sovrapposizioni de tele intelaiate per trovare dimensioni inusuali dove la narrazione figurativa tradizionale diventa un complemento all'assemblaggio
Giorgio Sebastiano Brizio, Torino Pietro Archis, ovvero: la donna angelicata nel suo bel vestito da diavolessa.
Da sempre i volti femminili dell'intensa pittura di Pietro Archis richiamano le figurazioni angelicate, fredde quasi, dei preraffaelliti, o di certa alta pittura gotica tedesca. L'ovale o il profilo ricordano altresì Leonardo, gli studi o le effeminate pitture di incompiuti efebi, travisati per bellezze celestiali muliebri, nel loro essere quieta effigie di rabbonite valchirie, di squisite cortigiane intente a madrigali con liuto, con il dire sonetti desunti direttamente dal Bardo albionico. I visi di Pietro Archis attraggono subitamente per il loro disegnato magistrale, il loro sprizzare purezza e calma. Poi l'occhio corre al comporsi astratti, a cesure, ed innesti ancora di altre materie, informi o vagamente astratte, che intrigano il campirsi della composizione nello spazio. Spazio che è paesaggio della memoria, delle sensuali osservazioni sul corpo turgido di femmina, nella carnalità sensuosa di seni, pube, glutei opimi, sdati nudi con il magistero della sensualità accesa, focosa. Paesaggi fatti di ventri diabolicamente tentanti, che invadono letterariamente l'opera in una sua lettura più complessa portandola su crinali ambigui forte, per il loro essere parte integrante del paesaggio, dei fondali misterici, gotici, facendone un tutt'uno con il volto angelicato. Pittura alta, data per frammenti nello sdarsi del corpo femminile, in contemporaneo sabba alla Bosch , o al convivio bruegeliano ove le figure Concrete, non i mostri onirici dei maestri fiamminghi, svolgono il loro recitato letterario, il loro ancorarsi allo stregonesco , alle maghelle düreriane, al gotico fiorire di novelle che, come nei preraffaelliti, sfociano poi nella cupidigia mortifera. E se le opere degli anni 70/80 ancora impaginavano autoritratti coccolati da una carezza , opponevano al centro di corpi femminili arrapati la biblica mela; oggi, le sue storie, il suo depistarti dalla emblematica scavità dei volti, si dipana per velature di figurazioni affollanti, come certi fumetti heavy metal, per affabulazioni iconiche di positure corporali, del loro comporsi con fasciature, dense di pittura trasparente, in un campire lo spazio come strutturato strumento salvifico più che dannata perversione cupulistica. Le recenti opere dell'Archis indugiano più nel calibro sapiente di un magistero disegnativo alto, a presentare diavolesse chetate, a streghette appagate nel loro femmineo ancestrale potere emblematico. Se prima l'uomo non figurava ma si intuiva guardone presente, oggi la fiaba nordica dell'Archis sembra alludere ad un ormai affermato celibato femminile, quieto e solare come il suo recente registro timbrico, lontano dall'imbrunirsi dell'ocra/bruciati di molti precedenti paesaggi, per testimoniare la raggiunta supremazia illibata e manageriale. Sempre diavolessa, ma angelicata da un livido gessato da boss in carriera.
LILLO MARCIANO’ (Brescia) Visibile - invisibile”
Pietro Archis vive una immagine della realtà che prende spunto non solo nel mondo dei corpi e delle forme visibili. Fatto raro, non ha una idea speculativa della vita, con fatica ha accettato di vivere in un sistema che, per sua natura, restringe l'orizzonte del "reale" che tutti i giorni si pone davanti agli esseri umani civilizzati. Ma Archis è un artista non civilizzato… e ha bisogno della totalità delle emozioni per sentirsi vivo. E dipinge sopra(t)tutto. E' nato con un pennello in mano e mentre aspettava di nascere, ha affrescato il ventre materno. Il supporto sul quale materializza le sue visioni - scarica e scrive sotto dettature il suo (nostro) viaggio interiore - è un futuro di cose impaginate senza una scala di valori dettata da regole ma scelte per far parte di una storia che merita di essere raccontata. La pittura ridimensiona i ridicoli ruoli delle piccole divinità, blocca il tempo e rilancia alla mente una corrente che trasporta lontano da un difetto perenne di limite. "Ciò che è” ha di nuovo avuto il sopravvento sulle ambiguità delle anime demoniache della natura, mettendo in onda la lettura del possibile. E' un percorso interiore, un flash, che ti porta lontano dalla conoscenza razionale ricavata dall'esperienza che abbiamo delle cose e degli eventi che troviamo nell'ambiente dove viviamo. Una sensazione lunga e piacevole che non separa non discrimina e non ordina in categorie. L' esistenza esterna - il vivere materiale - non ha nessun valore se non diventa un intelligente cammino verso lo spirito delle cose. Archis consuma il suo tempo evitando i massacratori di anime che considerano l’ambiente naturale come se fosse costituito da entità staccate che devono essere per forza sfruttate da logiche di potere. Da più di venticinque anni (record) i nostri incontri mi hanno lasciato nell'animo la convinzione che tutti questi frammenti inseriti nei suoi quadri…. in noi stessi, nella natura e nella società, non siano realmente entità separate e l'agire diversamente ci abbia estraniati dalla natura e dai nostri simili….con conseguenze ecologiche catastrofiche. Le opere che mostra sono fonte di letture che scavano nei territori impalpabili, parlano di momenti estranei alla disumanizzazione in atto nei nostri tempi. Nei suoi quadri emergono schiavi liberi sconosciuti che si mangiano ogni apparenza, prendendo possesso di una diversa dimensione che da il via alla metamorfosi che li porterà alla serenità di un pensiero che non separa più nulla. Quello che si prova è la vastità delle idee, una volta che il pensiero viene sgessato dalla rigidità dei luoghi comuni. Archis non si è mai chiesto chi lo capisse o non lo capisse e questo atteggiamento lo rende per scelta un sopravvissuto dalla massificazione violenta sempre più evidente a tutti. Per lui fare arte è un comportamento come un altro, non si limita al contesto artistico, non è una mitologia, un fatto suggestivo. Quando dipinge è come posseduto da un bisogno che si mette in relazione con ogni forma della natura. Non sa spiegarsi cosa prova effettivamente, capisce solo che spesso inizia a dipingere e non smetterebbe mai…
…"il fine delle parole è l'idea: Afferrata l'idea metti da parte le parole" (Chuang -Ttzu)
Giovanni
Francesco Silvano Verdi di Belmont Piazza Renata Simoni,
37122- Renzo
Francescotti ….la
sua pittura è un eterno vagabondaggio nella storia
della memoria, nel territorio al confine del razionale e
dell'irrazionale. Il trittico "strie de Nogaredo"
protagoniste di uno dei più tristemente famosi
processi alle streghe nel trentino, correlate, a
drammatici frammenti simbolici, hanno corpi allungati,
stirati in verticali dolorose come le sculture di
Giacometti. Le cromie sono spente, livide, hanno riflessi
acidi. Sono immagini-simbolo di una violenza del vivere
che perennemente si rinnova. Sichtbar-Unsichtbar Visibile
- invisibile Giancarlo Mariani nell’era
tecnologica che ormai ci sommerge sopravvivono ancora
pittori che son figli d’un mondo naturale –
lontano da contaminazioni – capaci di coinvolgerci
nella ricerca delle nostre origini e di ciò che ci
è necessario: il bruno del pane e l’incarnato
della donna e le montagne e gli alberi e noi stessi –
se pure ci vogliamo riconoscere – e ritrovare –
nei quadri. nei quadri di pietro archis. Pietro
Archis, ovvero: la donna angelicata nel suo bel vestito da
diavolessa.
Enzo
Di Grazia "Lavori su committenza" (Pordenone
1993) Pierina
Rizzardi, (Bolzano,gennaio 1993)
Antonio Carlo Ponti - Perugia
La pittura di Archis, gotica e notturna, intrìga e atterrisce me che sono, se non mediterraneo e solare, più "umbro" che "etrusco", più "mistico che "eretico", più "francescano" che "domenicano". Devo riconoscere però che il repertorio fantastico di questo quarentenne artista bellunese - bolzanino, che appare e scompare per l'Italia, in camper spesso in compagnia solo del suo cane molto umano, è sì un mondo nel quale una sorta di curiosità archivistica esplora arcani cabrei fatti di tessiture cromatiche e di visceri, di scansie e plutei grondanti "martelli delle streghe e dei malefìci", nel quale il pittore si fa via via notomizzatore e descrittore; è pure l'atlante o la mappa dove si purificano ossessioni, pulsioni, eros impraticabile e istinto di morte. Mi coinvolge di Archis, mi piace dirlo, l'artigianalità manuale, il gusto sacrale per la materia, per i legni morti e spaccati, sfregiati e "viziati"ma pur sempre vegetali, da colorire intridendone le fibre e le sotterranee geografie in orditure e ragnatele di scritture indecifrate e indecifrabili, iniziatiche, irte di formule e di testi "segreti" che non appesantiscono le tavole e le mensole, se mai istoriano le superfici scabre e oscure, il "Nigredo", di linguaggi bui e misterici, dove corpi dell'eterno "femminino" faustiano si distendono gravidi di passioni, di amori, di memorie, di messaggi. La pittura nordica, montanara e aspra di Archis, a me centroitaliano della "mistica", della "verde", della "guerriera" (e altri stereotipi potrei elencare) Umbria, piace proprio perché è un territorio "altro" con il quale, non so se in certi sogni verdastri, senza dubbio nel codice storico di un'eterna dimenticanza, la mia biografia inconsapevole deve pur fare talvolta i conti.
Giuseppe Maradei - Perugia,
L'artista di Bolzano Pietro Archis, dopo varie esperienze in Umbria, ha presentato le sue opere alla Rocca Paolina. La sua pittura riesce ad affascinare e comunicare nonostante sia estremamente simbolica e densa di luoghi e messaggi culturali enigmatici e non sempre di agevole codificazione. Il riferimento accademico è pressoché assente e le opere testimoniano più che altro il logorio denso d'appunti e folgorazioni fantastiche al punto di collocarsi come universo allucinato e sgomento dove la poesia si mostra svisata e priva di compiacimenti idilliaci. Il mondo di Archis, A volte, è turbato dal tuono dell'incubo e dal paradosso che si frappone all'ideale ed al segno creando frantumazioni e figure che conservano dell'armonia serena solo l'evocazione che riporti alla luce i valori sommersi dalla realtà del disinganno e del disincanto. Proprio questa caratteristica conferisce alle opere di archis l'incanto tutto represso nel mistero e nel mito, nelle leggende intrise di alchemiche sollecitazioni interne e da sincere pulsazioni di solidarietà con la natura e le sue creature intimamente legate fra loro anche nella forma oltre che nella espressività.
Ester Martinelli – Rovereto
(…) Che Pietro Archis provenga dalla scultura, lo si capisce chiaramente di fronte ai suoi quadri composti e strutturalmente perfetti in cui la narrazione si esprime principalmente attraverso un susseguirsi di figure e procede con coerenza, logica e lucidità espressiva creando un mondo di miti e di eroi del passato e del presente che lottano contro pregiudizi atavici e prepotentemente cercano di esprimere una loro identità esistenziale. Siamo di fronte ad una grossa personalità artistica che si avvale di forti tonalità narrative e di motivi di grande significato in cui la narrazione surreale e fantastica delle aspirazioni e della storia dell'uomo si esprimono attraverso la presenza incontrastata di un io che si evolve nelle molteplici sequenze di una creatività paradossale ma pur sempre rispondente alle tematiche di un discorso articolato ed intenso che si svolge nell'intimo dell'uomo coinvolgendo le sue più intime ramificazioni spirituali. Il messaggio che ne consegue è quindi il frutto di una pluralità corale di motivi in cui l'umanità, globalmente intesa, appare in tutta la sua grandezza ed il suo effimero, in cui la storia assume significati diversi ed eterogenei, ed in cui anche il modo dell'uomo si inserisce coi suoi limiti, ma anche con le sue indubbie possibilità creative ed emozionali. Pur apparendo una pittura fredda e colta, rivolta soprattutto ai canoni della tradizione anglosassone, in Archis troviamo la rielaborazione tutta personale, ma anche tradizionale d'origine in cui leggenda e verità, allegria e dramma, luci ed ombre di una civiltà, libertà e pudore si fondono per dar vita alla complessità di situazioni esistenziali che fanno da corollario alla trattazione. In Archis c'è un'ipotetica caccia alle streghe, mentre l'economia del discorso si fonde in soluzioni di lucidità e di logica: il contrasto rappresenta la fonte principale di tutta la sua ispirazione poetica.
Taliano Manfrini - Rovereto
A trentaquattro anni si è nel mezzo del cammin di nostra vita e ci si è arricchiti come Pietro Archis presente alla Delfino di Rovereto con una serie di recenti e meno recenti opere, di quel tanto di cultura e di capacità riflessiva autonoma da proiettare la propria sensibilità nel mondo dell’inconscio dando forma pittorica alle immagini che spaziano e si affollano al di là del paravento del contingente, del dato sensibile. E da questo processo nascono, come in un sogno ossessivo, figure allucinanti talvolta allusive, talvolta solo richiami simbolici. Si potrebbe andare a cercare queste sequenze in certi momenti di esasperazione religiosa culturale disseminati lungo il medioevo e in particolare durante il quindicesimo secolo con “La danza macabra” o Danza dei morti” che ha ispirato pittori e verseggiatori e di cui rimangono testimonianza anche degli affreschi nelle nostre chiese altoatesine soltanto che Archis si discosta dal discorso puramente rappresentativo in tal senso, per riproporre il clima e la forma in un diapason universale toccando tematich diverse e divergenti soltanto nella costruzione, che e per l’uso discreto del colore affidato a toni contenuti per mettere in risalto, come nei bassorilievi, aspetti emergenti, e per sintassi discorsiva, sfiora il richiamo bizantineggiante da un lato e dall’altro distinguibili rievocazioni dantesche e, guarda caso, anche motivazioni architettoniche medioevali.
Mimmo Coletti “Il medioevo rivissuto del mitteleuropeo Pietro Archis - Perugia L’incontro con la pittura del bellunese Pietro Archis presente in questi giorni con una personale alla Ipxo Arts Gallery di Via Bonazzi. riserva sorprese e scoperte di variegato spessore. Non è artista di semplice e spontanea decifrazione ma autore in cui si annodano echi di cultura mitteleuropea per raggiungere una trasognata visione di un Medioevo restituito all’osservatore secondo cadenze nordiche, di un goticismo formale ed intellettuale capace di trasformare il personaggio in un’apparizione la compostezza di n essere nel baluginare di un fantasma. È un mondo composito, ricchissimo di emozioni interiori portate in superficie attraverso un atto poetico convinto fino alle estreme conseguenze: il quadro diviene il recinto dove Pietro Archis riversa la conoscenza e quella Parte di sensazioni che galleggia a metà tra coscienza ed immaginazione ne fuoriesce un mosaico di grida e sussurri dove il particolare assume il ruolo di una citazione mnemonica e talora spirituale e la visione si indirizza immediatamente verso una regione dell’animo non frequentata da voci o da intrusioni disturbanti. A ciò concorrono le tonalità spente delle cromie, il taglio dell’immagine, la pluralità degli elementi anche l’uso di materiale estratto dal gran libro del contingente. La figura muliebre, la fissità cerea dei volti, i tagli impietosi di luce, i richiami di un paesaggio sognato, le memorie di un Petrus Christus o Nikolaus Deutch emergono e si impongono.
Luigi Danelutti, “Mentre il sole cala oltre le dolomiti…” (Trento 1981)
Pietro Archis nella sua tormentosa figurazione di esseri umani sembra privilegiare l’interpretazione psicoanalitica ponendo ai suoi personaggi una serie di problemi a livello di inconscio. C’è chi, in pittura, è portato a fare una analisi comparata dei personaggi, della propria arte, e, quasi, della loro seconda vita sulla tela, per studiare il modo in cui la tecnica altera e trasforma, in definitiva, l’originario motivo ispiratore. Figure pittoriche che subiscono una sorta di duplicazione drammatica e allucinante: appena racchiuse nel circoscritto spazio narrativo della tela infatti – spazio fluido e schiudo ad una trama pregna di interrogativi – è come se queste figure si ribellassero al loro creatore, offendendo se stesse. L’identità si contraddice in una situazione mimetico – realista ed il personaggio è quanto mai l’ ”essere” nel quale convergono vizi e virtù. Quale dilemma psicologico, quale dubbio morale si cela in quelle, in queste carni martoriate dall’angoscia, dietro questi volti – maschera? Ma togliendo queste maschere, siamo certi che tutto ci sarà poi chiaro? Pietro Archis, nella sua tormentata figurazione di esseri umani, sembra privilegi l’interpretazione psicanalitica, ponendo ai suoi personaggi tutta una serie di problemi a livello di inconscio, personaggi questi, legati tra loro da qualcosa di irrazionale, e quasi da un’oscura “poetica dell’immaginario”. Un non – colore mediato e “graffiato” (il nero della reazione?), l’incubo del buio, l’irritare gli amalgami di colore sulla tela come si trattasse di una matrice di zinco avvezza a dolersi del bulino: ecco il mistero dilatarsi. Il mistero di Pietro Archis è anche il mistero di molti di noi: l’artista genera, si nutre e ci offre le sue creature – mostro in cupi racconti che vanno in certa misura al di là di una sua eventuale intenzionalità pedagogica. Forse, Archis, ha scoperto prima di noi che il nostro tempo è il secolo delle insanie e dei lumi e, nelle sue tele, ipotizza un inferno pittorico nel quale si addentra senza ipocrisie né scandali, con una brama di annientamento. L’artista stesso, con quella giustizia che è la virtù alta e intima dei pittori, osserva come “Molte cose a vista d’occhio sfuggono, possiedono la costanza di apparire interessanti nella loro brutalità. Questo è quanto accade in particolar modo a tutte quelle cose che si trovano sul filo del non – senso, cioè nel riquadro oscuro dell’uomo, che in fondo altro non è che la continuazione logica del suo lato più naturale”. Un dibattito dunque inerente al tema dell’impossibilità di definire e stabilire l’identità dell’uomo: shakespearianamente si potrebbe ripetere: “quando noi siamo noi stessi, che strana cosa che siamo!”. Ansie, memorie….uomini e mostri nutriti da visioni oniriche….Mentre il sole cala oltre le Dolomiti, ogni pensiero che si affacci alla mente di questi personaggi è pur sempre una pura prefigurazione del presente: su di loro incombono gli stessi rischi e le stesse tragedie del passato.
Paolo Cattani, (Bolzano. 2.11.1981)
Il subconscio tormento di Petro Archis affiora nei suoi dipinti con prepotenza; i grovigli di figure accostate le une alle altrema, contemporaneamente avulse le une dalle altre, stanno a dimostrare la voglia di inserirsi nella realtà contemporanea, ferma restando l'esigenza di un suo spazio vitale. La sua pittura è ragionata, sia contenutisticamente, sia tecnicamente e l'assenza totale da lui voluta, nella maggioranza delle sue opere, di uno sfondo, blocca le sue figure che divengono l'espressione di una realtà statica, vista con occhio pessimistico. Il suo è un modo triste di chi non sa farsi illusioni, di chi non osa immaginare spazi infiniti, oltre la realtà visibile. Solo assai di rado, Archis si abbandona a momenti pittorici istintivi, lasciando libero sfogo ai suoi sentimenti; allora i colori divengono più chiari, le figure meno arcigne, compare sulle sue opere lo sfondo in abbozzo di paesaggio pur aspro, ma che fa intravedere l'anelito da parte dell'autore verso dei valori che trascendono la vicenda umana. Giovane, dotato di una grande capacità grafica, poco coloristica, descrittore di un mondo arcano, è senz'altro da indicare come un talento sulla scena artistica italiana.
Carlo
Munari, (Milan, 1981)
Carlo Munari, (Meiland, oktober, 1981) In
den Werken Pietro Archis Beziehungen oder den Zugang zu
AusDrucksformen der Gegenwart, wäre zwecklos. Der
Ursprung seinerWerke verliert sich in der Vergangenheit
und zehrt von ungewöhnlichenLymphen aus
mitteleuropäischen und nordischen Gefilden. Durch
unter-Gründige analoge Beziehungen sind die vom
Künstler Heraufbeschworenen gastalten mit jenen
verwandt, die uns Hans Baldung Grien oder Nikolaus Deutsch
und später Paul Herman zeigen; sie sind von einer
visionären Spannung getragen, die eine ganze
künstlerische Entwicklung, und zwar von der Gotik bis
Kubin , durchläuft. Mailand
, oktober 1981 Carlo Munari, (Milano, ottobre 1981) Nell’opera
di Pietro Archis vano sarebbe ricercare referenze o
adduzioni presso le correnti linguistiche della
contemporaneità. Le origini di quell’opera
sprofondando infatti nelle lontananze del tempo e si
alimentano di linfe desuete, restituite a geografie
mitteleuropee e nordiche. Per sotterranee relazioni
analogiche le figure che l’artista va evocando
s’apparentato a quelle espresse da Hans Baldung
Grien o da Nikolaus Deutsch, in epoca più tarda dal
Paul Hermann. E vibrano per una tensione visionaria che
trapassa un intero corso artistico, dalle stagioni del
gotico fino e kubin. Renzo
Margonari (Mantova 1978) Luigi Serravalli, (Merano 1976) È
certo che la volontà di raccontare e di ascoltare
racconti fanno parte delle strutture mentali di tutti.
Quindi un’arte racconto, figurativa risponde a una
esigenza che è iniziata con le grotte di Lascaux e
non si vede quando potrà finire. Carlo Galasso, (Bolzano 1971) I
lavori eseguiti da Pietro Archis, un giovane studente che
ha iniziato la sua preparazione presso la Scuola d’Arte
di Ortisei e si è portato quindi a Firenze, per
frequentarvi i corsi superiori del Magistero artistico,
sembrano abbastanza congrui per una prima mostra, che si
può ben definire “sperimentale”, in
rapporto agli scopi che si prefigge.
|